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Diego Franzin, Head of Portfolio Strategies, Plenisfer Investments SGR
Per decenni, la difesa è stata trattata dai mercati finanziari come un settore ciclico con caratteristiche peculiari: ordini governativi concentrati, barriere d'ingresso elevate, cicli pluriennali legati alle tensioni geopolitiche. Un investimento tattico, non strutturale. Qualcosa da sovrappesare quando i radar si accendono, da ridurre quando le tensioni si allentano.
Questa lettura sta diventando obsoleta. Non tanto perché la geopolitica sia cambiata - anche se lo è, in modo profondo - ma perché è cambiata la natura stessa della difesa. Quello che stiamo osservando non è un'accelerazione del ciclo di riarmo tradizionale. È una riorganizzazione della spesa pubblica e privata attorno a una nuova categoria economica: la sicurezza, fisica e digitale.
La distinzione è cruciale. Un ciclo si inverte. Un'infrastruttura si accumula.
Il nuovo perimetro della difesa
La trasformazione è visibile nella struttura dei programmi militari. Negli anni Novanta, la componente elettronica, software e sensori rappresentava meno del 20% del valore totale[1] di un sistema avanzato. Oggi, nei sistemi di nuova generazione, quella quota si colloca tra il 35% e il 45%[2], mentre la parte meccanica è scesa da oltre la metà del valore a poco più di un terzo[3].

Non si tratta di un'evoluzione tecnica marginale. È un cambio di paradigma industriale. Un'industria che per due secoli ha venduto piattaforme fisiche - carri armati, navi, aerei - si è trasformata in un'industria che vende sistemi integrati di raccolta e di elaborazione dell'informazione con capacità fisiche incorporate.
La differenza economica è sostanziale: capex discreto vs ricavi ricorrenti, ammortamento vs aggiornamento continuo, consumo vs incremento di valore nel tempo.
Questa logica è già visibile nelle strategie industriali. Per esempio: Rheinmetall, storico produttore europeo di munizioni e veicoli corazzati con un arretrato ordini superiore a 60 miliardi di euro, punta a generare tra 8 e 10 miliardi di ricavi digitali entro il 2030 - potenzialmente circa un terzo del totale - con margini operativi attesi tra il 17% e il 19%[4], superiori a quelli del business tradizionale. Indra Sistemas, campione spagnolo nei radar e nella gestione del traffico aereo ATM (Air Traffic Management, ovvero i sistemi che coordinano e sorvegliano lo spazio aereo), con un portafoglio ordini di circa 9,5 miliardi di euro, ambisce a raggiungere 10 miliardi di ricavi entro il 2030, con margini superiori al 14%[5], trainata da attività ad alto contenuto tecnologico.
Il contesto macro: dalla soglia al mandato
Questo cambiamento industriale si inserisce in una trasformazione strutturale della spesa.
La spesa militare globale è proiettata a crescere di circa 900 miliardi di dollari, superando i 3.600 miliardi entro il 2030 e portando il peso sul PIL mondiale verso il 3%[6]. Ma il dato aggregato racconta solo una parte della storia.
Il cambiamento più rilevante è qualitativo: il passaggio da una logica di soglia minima a una logica di mandato strutturale. Al Summit NATO dell’Aia del 2025, gli alleati hanno adottato un nuovo schema articolato su due livelli: almeno il 3,5% del PIL destinato alla difesa tradizionale, più fino all’1,5% per infrastrutture critiche, sicurezza delle reti digitali, prontezza civile e innovazione, per un totale potenziale del 5% entro il 2035[7]. È questa seconda componente a rappresentare la discontinuità più profonda. Non finanzia piattaforme militari, ma la continuità operativa del sistema economico: reti elettriche, infrastrutture digitali, cavi sottomarini, capacità industriale.
Nel 2025, tutti gli alleati europei hanno superato per la prima volta la soglia del 2% del PIL, con un aumento complessivo della spesa di circa il 20% su base annua[8]. Il segnale è che la transizione non è più dichiarativa. La sicurezza digitale e quella militare cessano di essere ambiti distinti. Diventano due manifestazioni della stessa funzione.
L’intelligenza artificiale: da capacità operativa a funzione sistemica
In questo contesto, il ruolo dell’intelligenza artificiale evolve. Il dibattito si è concentrato a lungo sul suo contributo alla produttività anche militare o sui rischi associati. Entrambe le letture sono parziali. La novità più rilevante è che l’AI sta assumendo una funzione sistemica: individuare, diagnosticare e correggere potenziali vulnerabilità nei sistemi digitali complessi e non solo nel settore della difesa in senso tradizionale.
Un esempio concreto è rappresentato da Claude Mythos, il modello sviluppato da Anthropic nell’ambito del Project Glasswing. Nicholas Carlini, uno dei più rispettati ricercatori mondiali di sicurezza informatica, ha sintetizzato il suo impatto con una frase senza ambiguità: "Ho trovato più bug nelle ultime settimane che in tutto il resto della mia carriera messa insieme."
Questa capacità introduce una logica di manutenzione continua che ridisegna il perimetro stesso della difesa. Proteggere non significa più solo schierare piattaforme militari: significa garantire la continuità operativa di reti elettriche, sistemi di pagamento, infrastrutture di comunicazione, cavi sottomarini. La linea che separava difesa militare e sicurezza delle infrastrutture civili si è assottigliata fino a diventare irrilevante. Nel mondo moderno, la vulnerabilità è sistemica e non conosce distinzione tra fisico e digitale, tra militare e civile.
Il Pentagono ha già incorporato questo approccio in modo strutturale. Per l'anno fiscale 2026, il Dipartimento della Difesa ha stanziato complessivamente 179 miliardi di dollari per Ricerca, Sviluppo, Test e Valutazione (RDT&E)[9] - un aumento del 27% rispetto all'anno precedente. Per la prima volta nella storia del bilancio americano, figura una linea dedicata esclusivamente ai sistemi autonomi e all'intelligenza artificiale, pari a 13,4 miliardi di dollari[10]. L'AI nella difesa non è più una voce sperimentale: è diventata una categoria permanente del bilancio federale.
Il mercato globale dell'AI applicata alla difesa riflette questa traiettoria: secondo le stime più recenti, è proiettato a crescere da circa 8,5 miliardi di dollari nel 2026 a oltre 32 miliardi nel 2031, con un tasso composto annuo vicino al 30%[11]. Una cifra che probabilmente sottovaluta la dimensione reale del fenomeno, perché non cattura la spesa in cybersecurity difensiva distribuita tra budget civili e infrastrutturali, né i fondi classificati nell'1,5% aggiuntivo del framework NATO destinati alla protezione delle reti e delle infrastrutture critiche.
L’evidenza operativa: l’Ucraina e l’asimmetria dei costi
La trasformazione trova una validazione empirica nei conflitti recenti. La guerra in Ucraina ha mostrato con chiarezza che la relazione tra costo e capacità operativa è cambiata. Sistemi autonomi dal costo di poche centinaia di dollari possono neutralizzare piattaforme tradizionali del valore di 3–5 milioni di dollari. Non come eccezione, ma come norma operativa. Questa asimmetria riorganizza le priorità di investimento.
Le piattaforme restano rilevanti, ma il valore si sposta verso sistemi distribuiti, aggiornabili e integrati. I droni autonomi, operativi anche in ambienti ad alto disturbo elettronico e senza dipendenza da GPS, sono passati da prototipi a produzione su larga scala nel giro di mesi. Parallelamente, cresce rapidamente il mercato dei sistemi di difesa contro queste tecnologie: il segmento counter-UAS — sistemi di rilevamento e neutralizzazione dei droni avversari — è stimato a 6,6 miliardi di dollari nel 2025 e proiettato a oltre 20 miliardi entro il 2030, con un tasso composto annuo del 25%[12].
Il punto non è la singola innovazione, ma la velocità con cui viene validata e scalata.
Chi cattura il valore: la mappa della catena
Se la difesa assume caratteristiche infrastrutturali, la questione non è più quanto si spenderà, ma dove quella spesa si tradurrà in valore duraturo.
Il valore tende a concentrarsi dove la complessità tecnica, i requisiti di certificazione e l’integrazione operativa creano dipendenze difficili da rimuovere. L’hardware critico rappresenta il primo livello: programmi pluriennali, standard elevati e catene di approvvigionamento vincolate riducono la ciclicità e aumentano la prevedibilità dei ricavi. Il passaggio successivo è l’integrazione. Quando dati, intelligenza artificiale e processi operativi sono incorporati in un’architettura specifica, il costo di sostituzione aumenta e il modello di ricavo si avvicina a quello delle infrastrutture digitali. Infine, emergono le piattaforme sovrane: gestione di dati classificati, ambienti isolati, sicurezza certificata. È qui che si concentra la convergenza tra difesa militare e sicurezza digitale.
Questa trasformazione ha implicazioni dirette sul modo in cui il mercato attribuisce valore.
Le attività legate alla difesa tradizionale tendono a riflettere ancora una logica ciclica, con multipli compressi e visibilità limitata. Al contrario, le componenti più esposte a software, integrazione e gestione dei dati iniziano a mostrare caratteristiche tipiche delle infrastrutture: ricavi ricorrenti, maggiore stabilità e, nel tempo, multipli più elevati e sostenibili.
Il punto di disallineamento è qui. Il mercato continua in parte a prezzare la difesa come ciclo, mentre una quota crescente del settore si comporta come infrastruttura.
Il filo conduttore è semplice: la difesa non è più un ciclo, ma una struttura di costo permanente.
Quando la sicurezza diventa una condizione necessaria al funzionamento dell’economia, la spesa associata smette di essere comprimibile. E quando la spesa diventa strutturale, il valore si concentra nei nodi difficili da interrompere.
Per un investitore, la distinzione rilevante non è tra difesa e non difesa, ma tra esposizione a ricavi ricorrenti e dipendenza da cicli discrezionali.
È lì che si gioca il cambio strutturale di valutazione del settore.
[1] Elaborazione Plenisfer Investments su report annuali aziende della difesa
[2] Elaborazione Plenisfer Investments su report annuali aziende della difesa
[3] Elaborazione Plenisfer Investments su report annuali aziende della difesa
[4] Rheinmetall AG - Investor Presentation (3 March 2026)
[5] Indra Sistemas - Investor Presentation (30 October 2024)
[6] Elaborazione Plenisfer Investments su dati Nato
[7] Nato, The Hague Summit Declaration (25 June 2025)
[8] Elaborazione Plenisfer su dati Sipri
[9] U.S. Department of Defense, FY2026 Budget Request Overview, June 2025
[10] U.S. Department of Defense, FY2026 Budget Request, June 2025
[11] Knowledge Sourcing Intelligence, AI in Defense Market: Forecast 2031, 2025, knowledge-sourcing.com
[12] MarketsandMarkets, Counter-Unmanned Aircraft System (C-UAS) Market - Global Forecast to 2030, October 2025
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